Materiali Plastici 1
Resistenza
meccanica
 
Resistenza
termica
 
Resistenza durezza
superficiale
 
Resistenza agli
agenti chimici
 
Resistenza
agli agenti
atmosferici e UV
 
Comportamento
alla fiamma
 
Proprietà
elettriche
 
Finitura
superficiale
e pulibilità
 
Rispondenza
a normative
internazionali
 
Competenze
del Servizio
Tecnico ELESA
 
Materiali Metallici 2
Materiali Vari 3
Caratteristiche
meccaniche dei
manufatti in
materiale plastico
4
Caratteristiche
degli inserti
metallici
sovrastampati
5
Tipi di montaggio
degli elementi
con inserti filettati
 
Fori passanti  
Estremità terminale dei prigionieri filettati  
Tolleranze
di lavorazione
6
Particolarità
costruttive
7
Impugnature fisse: tipi di montaggio  
Accorgimenti
per il montaggio
degli elementi
in materiale
plastico
8
Tipi di lavorazione  
Esecuzioni speciali 9
I colori negli
standard Elesa
in materiale
Plastico
10
Valori delle prove 11
Tabelle tecniche 12
Tabella di conversione  
Fori e alberi quadri  
Cave per linguette  
Fori trasversali  
Filettature  
MVK
Fissaggio delle filettature
 
PFB
Fissaggio delle filettature
 
Caratteristiche
materiali metallici
13
Acciaio INOX  
Acciaio al carbonio
leghe di zinco
alluminio
ottone
 
Caratteristiche
materiali plastici
14
Duroplasti  
Tecnopolimeri
e gomme
 
  Dati Tecnici
 
I dati tecnici di seguito presentati si riferiscono principalmente agli Standards ELESA, fabbricati con materiali plastici per impieghi tecnici.
Le tecnologie primarie utilizzate per la produzione di questi prodotti sono:
lo stampaggio a compressione/transfer per i Duroplasti
lo stampaggio ad iniezione per i Tecnopolimeri.
A questo processo primario possono seguire operazioni secondarie quali lavorazioni meccaniche, riprese per finiture, assemblaggi, decorazioni per la personalizzazione del prodotto (tampografia), confezionamento per garantire la protezione nel trasporto e la corretta identificazione del prodotto.

1 MATERIALI PLASTICI
 
DUROPLASTI: materiali plastici termoindurenti a base fenolica (PF) che induriscono durante lo stampaggio a seguito di una polimerizzazione irreversibile.

TECNOPOLIMERI: materiali polimerici termoplastici in cui la chimica della catena molecolare definisce una grande varietà di proprietà meccaniche, termiche e tecnologiche. Il processo di trasformazione si basa sulla fusione e successivo indurimento per solidificazione in uno stampo.
Il materiale ha di per sé un basso impatto ambientale in quanto riciclabile (solidificazione reversibile).
 
I principali TECNOPOLIMERI utilizzati da ELESA
PA PA-T PP POM PC PBT TPE
Poliammide rinforzata
fibra vetro,
con carica vetro,
superpolimeri a base
poliammidica
Poliammide
speciale
trasparente
Polipropilene rinforzato
fibra vetro
o con cariche minerali
Resina
acetalica
Policarbonato
speciale
Poliestere
speciale
Elastomero
termoplastico
   
Resistenza meccanica
 

DUROPLASTI: l'utilizzo di cariche minerali, di fibre tessili naturali e la scelta ottimale della resina di base impartiscono eccellente resistenza meccanica ed una buona resistenza all'urto.

TECNOPOLIMERI: la vasta scelta di polimeri di base e la possibilità di combinazione con cariche di rinforzo o additivi rendono possibile un ampio spettro di prestazioni con riferimento alla resistenza meccanica, alla resistenza all'urto, al contenimento del rilassamento sottocarico (creep) ed alla resistenza a carichi ripetuti (a fatica).

Per quanto riguarda la resistenza meccanica dei componenti stampati con materiali plastici di cui sopra si rimanda al capitolo 4. CARATTERISTICHE MECCANICHE DEI MANUFATTI IN MATERIALE PLASTICO.

Resistenza termica
  L'utilizzo di materiali termoindurenti e di polimeri termoplastici rinforzati ad elevata resistenza termica, permette ai prodotti ELESA il raggiungimento di un'elevata stabilità termica ed una contenuta variazione delle proprietà meccaniche, sia alle alte che alle basse temperature.
Per ciascun prodotto in materiale plastico presente a catalogo, è riportato il campo di temperature di esercizio consigliato tramite il simbolo riportato qui a fianco.

All'interno di questo campo di temperature:
il materiale è stabile e non si riscontra degradazione significativa
la funzionalità di base del prodotto per l'utilizzatore non presenta normalmente problemi.

I valori di resistenza meccanica, resistenza ad urto, coppia massima e pressione massima di esercizio indicati a catalogo sono comunque relativi a prove effettuate in condizioni di laboratorio (23°C - 50% Umidità Relativa).
Tali valori possono subire variazioni nel campo di temperature di esercizio indicate. É pertanto responsabilità del Cliente verificare le reali prestazioni del prodotto nelle specifiche condizioni termiche di impiego.
Un'indicazione molto di massima circa il campo di temperature di esercizio per le varie tipologie di materiali plastici è la seguente:
 
Duroplasti (PF) da -20°C a 100°/110°C
Tecnopolimeri speciali a base polipropilenica (PP)
ad alta resilienza
da 0°C a 80°/90°C
Tecnopolimeri a base polipropilenica (PP)
rinforzati fibra vetro
da 0°C a 100°C
Tecnopolimeri a base poliammidica (PA) da -20°C a 90°C
Tecnopolimeri a base poliammidica (PA)
rinforzati fibra vetro
da -30°C a 130°/150°C
Tecnopolimeri a base poliammidica (PA)
per alte temperature rinforzati fibra vetro
da -30°C a 200°C

Per alcune tipologie di prodotti, aventi specifiche esigenze funzionali, possono essere consigliati campi di temperature di esercizio più ristretti.

Resistenza e durezza superficiale
  DUROPLASTO: il materiale e la finitura superficiale lucida permettono di conservare inalterate le superfici anche con l'uso prolungato in presenza di residui metallici di lavorazione o in ambienti abrasivi, come avviene ad esempio nelle applicazioni sulle macchine utensili per la lavorazione dei metalli.

TECNOPOLIMERO: i valori di durezza superficiale sono inferiori a quelli del Duroplasto, ma sempre compresi nel campo da 60 a 98 Rockwell, scala M. In compenso i Tecnopolimeri presentano in confronto ai Duroplasti maggiore tenacità e resistenza agli urti.

Resistenza agli agenti chimici
  Alcune tabelle nel capitolo 12 descrivono il comportamento a temperatura ambiente, 23°C, dei materiali plastici utilizzati per i prodotti ELESA in presenza dei vari agenti chimici con cui possono venire a contatto in ambiente industriale (acidi, basi, solventi, lubrificanti, carburanti, soluzioni acquose).

Le tabelle (vedi pag. A23, A24 e A25) prevedono tre classi di comportamento:
buona resistenza = funzionalità ed estetica del manufatto rimangono invariate
discreta resistenza = effetti su funzionalità e/o estetica, di intensità dipendente dalla tipologia di prodotto e dalle condizioni di esercizio. Qualche limitazione in funzione della specifica applicazione
cattiva resistenza = attacco chimico sul prodotto. Impiego sconsigliato.


Come regola generale, la resistenza chimica si riduce con l'aumento della temperatura di esercizio e delle sollecitazioni meccaniche cui è sottoposto il prodotto.
La presenza combinata di temperatura e sollecitazioni meccaniche rende indispensabile una prova pratica di verifica della resistenza del prodotto agli agenti chimici.

Resistenza agli agenti atmosferici e UV
  Nella maggior parte dei casi gli Standards ELESA in materiale plastico sono utilizzati per applicazioni "indoor" (al coperto). In ogni caso, le caratteristiche dei materiali e gli accorgimenti adottati in sede di progettazione sono in grado di consentire anche applicazioni "outdoor" (all'aperto), caratterizzate dall'esposizione ai vari agenti atmosferici:

Sbalzi termici: nell'ambito del campo di temperature di esercizio indicate per ciascun prodotto, il passaggio repentino tra differenti temperature non crea problemi grazie alla tenacità dei materiali utilizzati.

Presenza di acqua o umidità che può dar luogo a processi di idrolisi e ad assorbimento di una certa percentuale di acqua/umidità fino all'equilibrio, con relativa modifica di alcune proprietà meccaniche del materiale. I materiali sensibili all'assorbimento d'acqua sono ad esempio le poliammidi (PA), le poliammidi trasparenti (PA-T e PA-T AR) e i Duroplasti (PF).
I manufatti prodotti con questi materiali possono subire piccole variazioni dimensionali dovute all'assorbimento di acqua, con relativa criticità sulle tolleranze dimensionali. In sede di progettazione ELESA normalmente tiene conto di queste possibili variazioni per minimizzarne gli effetti e garantire il rispetto delle specifiche tecniche. L'assorbimento di acqua comporta comunque un significativo aumento della tenacità.
Risultano invece insensibili all'assorbimento d'acqua i seguenti polimeri: polipropilene (PP), elastomeri termoplastici (TPE), resina acetalica (POM).
Il contatto tipicamente occasionale con pioggia, seguito da fasi di "asciugamento", non comporta in genere problemi di resistenza sul prodotto. Nel caso di applicazioni "outdoor", si consiglia in ogni caso di evitare ristagni di acqua sul prodotto predisponendo condizioni di montaggio che tendano a disperdere rapidamente le acque.

Esposizione ai raggi solari, ed in particolare alla loro componente UV. Test specifici di resistenza sono stati effettuati con apposita apparecchiatura per prove di invecchiamento accelerato seguendo come linea guida la norma ISO 4892-2, con l'impostazione dei seguenti parametri:
- potenza di irraggiamento: 550 [W]/[m]2
- temperatura interna (Black Standard Temperature, BST): 65°C
- filtro OUTDOOR, che simula un'esposizione all'aria aperta caratterizzata da una bassa schermatura dei raggi UV
- 50% U.R. (Umidità relativa).

Esiste una corrispondenza tra le ore di prova e le ore reali di esposizione in ambiente esterno ("Ore Equivalenti"), che chiaramente dipendono dalle condizioni climatiche di ciascuna zona geografica. Prendendo come grandezza di confronto l'Esposizione Radiante Media Giornaliera (ERMG), i riferimenti normalmente utilizzati a livello internazionale sono:
- ore Equivalenti Miami = alta intensità di esposizione, tipica dei paesi a clima tropicale o equatoriale (ERMG=9.2 MJ/m2)
- ore Equivalenti Centro Europa = media intensità di esposizione, tipica dei climi continentali (ERMG=2 MJ/m2).
Al termine di prove prolungate eseguite nei Laboratori ELESA, si è misurata la variazione di resistenza meccanica (rottura a trazione/compressione e rottura ad urto). In generale, i risultati mostrano che la resistenza meccanica dei prodotti in poliammide (PA), polipropilene (PP) e Duroplasto (PF) non si degrada in modo significativo con l'esposizione agli UV.
Per quanto riguarda
l'aspetto estetico dei campioni esposti all'azione dei raggi UV, a fine prova, in alcuni casi, si è riscontrata qualche variazione nell'aspetto superficiale del prodotto.
Per maggiori dettagli sulle prove di invecchiamento agli UV per specifici prodotti, contattare il Servizio Tecnico ELESA.


Comportamento alla fiamma
  La classificazione universalmente riconosciuta per descrivere il comportamento alla fiamma dei materiali plastici è ottenuta da due prove definite da UL (Underwriters Laboratories, USA). Tali prove sono definite UL-94 HB e UL-94 V che distinguono quattro tipologie principali di comportamento
alla fiamma: HB, V2, V1 e V0 con caratteristiche di resistenza progressivamente più elevate.

UL-94 HB (Horizontal Burning)
La prova consiste nel porre un set di tre provini standardizzati di materiale plastico (in posizione orizzontale e ruotati di 45° rispetto al proprio asse) a contatto per 30 secondi ciascuno con una fiamma applicata al loro spigolo libero inferiore. Sui provini sono presenti due marche a distanze standardizzate dall'estremità libera.
Un materiale può essere classificato HB se per ciascuno dei tre provini si ha che:
- la velocità di combustione tra le due marche non supera un certo valore standardizzato e dipendente dallo spessore dei provini in esame
- si ha lo spegnimento della fiamma prima che il fuoco raggiunga la marca più lontana dallo spigolo libero (ossia dal punto di applicazione della fiamma stessa).

UL-94 V (Vertical Burning)
La prova consiste nel porre un set di cinque provini standardizzati di materiale plastico (in posizione verticale) a contatto, due volte ciascuno per 10 secondi, con una fiamma applicata alla loro estremità libera inferiore. Sotto ai provini viene posto del cotone idrofilo. Durante le prove si rilevano i seguenti parametri:
- il tempo necessario allo spegnimento di ogni singolo campione dopo ogni applicazione di fiamma
- la somma dei tempi necessari allo spegnimento dei cinque provini (considerando entrambe le applicazioni di fiamma prescritte)
- il tempo di post-incandescenza di ogni singolo provino dopo la seconda applicazione di fiamma
- la presenza, o meno, di gocciolamento di materiale dal provino che possa infiammare il cotone idrofilo posto sotto di esso.
 
Classificazione UL dei materiali plastici
UL-94 HB
Per ognuno dei tre provini la velocità di combustione tra le due marche non supera ilvalore standardizzato e dipendente dallo spessore dei provini stessi
Per ognuno dei tre provini la fiamma si spegne prima di raggiungere la marca più lontanadal punto di applicazione della fiamma
UL-94 V
V2
V1
V0
Tempo necessario di spegnimento di ogni singolo campione dopo ogni applicazione di fiamma
≤ 30 s
≤ 30 s
≤ 10 s
Somma dei tempi necessari allo spegnimento dei cinque provini
(considerando entrambe le applicazioni di fiamma prescritte)
≤ 250 s
≤ 250 s
≤ 50 s
Tempo di post-incandescenza di ogni singolo provino dopo la seconda applicazionedi fiamma
≤ 60 s
≤ 60 s
≤ 30 s
Presenza, o meno, di gocciolamento di materiale dal provino che possa infiammare il cotone idrofilo posto sotto di esso
SI
NO
NO

Le variabili che determinano un certo comportamento alla fiamma sono lo spessore dei provini e la colorazione del materiale, tanto che vi possono essere, a parità di spessore, differenze tra il materiale nel suo colore naturale e diversamente colorato e viceversa differenze dipendenti dalla variazione delllo spessore a parità di colore.


Carta Gialla: è il documento rilasciato da Underwriters Laboratories che certifica il comportamento alla fiamma di un materiale plastico a seguito delle prove di laboratorio. É una sorta di riconoscimento ufficiale del comportamento del prodotto. Nella "Carta Gialla" è descritto il nome commerciale del prodotto, il produttore ed un suo numero identificativo, chiamato UL-File Number.
Il comportamento alla fiamma viene certificato per uno specifico spessore del materiale e per una determinata colorazione dello stesso.
Alcune case produttrici di materiali effettuano la prova di comportamento alla fiamma presso laboratori terzi, anche se con le stesse modalità operative degli Underwriters Laboratories. In questo caso sarà disponibile la sola dichiarazione di conformità rilasciata dalla casa produttrice ma non la "Carta Gialla".



Esistono serie di Standards ELESA classificate come UL-94 V0, ed identificate AE-V0 dal simbolo riportato qui sopra.
La maggior parte degli altri prodotti ELESA, per i quali non è fornita alcuna indicazione specifica a riguardo, rientra nella categoria UL-94 HB.
I prodotti ELESA identificati AE-V0 sono ottenuti da materiali plastici ecologici e sono esenti da PBB (Polibromo Bifenile) e PBDE (Polibromodifenil Etere) ed in particolare da penta-BDE (Pentabromodifenil Etere) e da octa-BDE (Octabromodifenil Etere).

Proprietà elettriche
  I materiali plastici sono generalmente dei buoni isolanti elettrici. Questo comportamento risulta particolarmente utile in certe applicazioni nel campo elettromeccanico, rendendo i prodotti in
plastica preferibili ad analoghi prodotti metallici.
Le misure delle caratteristiche isolanti di un materiale sono:
la resistività superficiale
la resistività di volume.
Nel grafico che segue è indicata la classificazione dei materiali in base ai valori di resistività superficiale [Ω]:
 
  Nel caso si richiedano caratteristiche di resistività particolare (applicazioni ESD-Electro-Static- Discharge, prodotti conduttivi, prodotti antistatici), contattare il Servizio Tecnico ELESA che è in grado di elaborare soluzioni specifiche per il cliente.
Valori tipici per alcuni dei materiali plastici utilizzati da ELESA sono:
 
Materiale Proprietà Stato del materiale Metodo di misura Valore
PA 30%
fibra vetro
Resistività
superficiale
Secco
IEC93, 23°C
1013
Condizionato
(equil.50% U.R.)
1011
Resistività
di volume
Secco
1015Ω .cm
Condizionato
(equil.50% U.R.)
1011Ω .cm
PP 20%
carica minerale
Resistività
superficiale
Condizionato
(equil.50% U.R.)
ASTM D257
1013

Finitura superficiale e pulibilità
  Nello stampaggio dei tecnopolimeri è tecnicamente più facile realizzare manufatti con finitura superficiale mat grossolana per coprire possibili difetti estetici quali risucchi, sfiammature, segni di giunzione dovuti a processi di stampaggio non ottimali.
Tale finitura mat grossolana comporta però problemi di pulibilità della superficie e rende meno confortevole la presa, perchè aggressiva, nell'uso prolungato.
Gli Standards ELESA in tecnopolimero presentano una finitura mat molto fine, in modo da garantire una buona pulibilità del prodotto nel tempo e una più confortevole presa da parte dell'utilizzatore.
Si sono recentemente sviluppate alcune famiglie di prodotti in tecnopolimero in cui la finitura è assolutamente lucida, per realizzare la massima conservazione della pulizia nel tempo.

Rispondenza a normative internazionali
  Negli ultimi anni gli enti normativi nazionali o internazionali hanno definito una serie di regolamenti per il controllo di sostanze dannose per l'uomo o l'ambiente, così come per la gestione della sicurezza ambientale nell'attività industriale.
Il Servizio Tecnico ELESA è in grado di rispondere a richieste relative a:
Direttiva Europea 2000/53/CE, (direttiva ELV, End Life of Vehicles) applicata nel campo automotive. Prevede la progressiva riduzione dei metalli pesanti Pb, Cd, Hg e Cr6 presenti nei veicoli.
Direttiva Europea 2002/95/CE, (direttiva RoHS, Restriction of Hazardous Substances) applicata nel campo degli apparecchi elettrici ed elettronici. Prevede la progressiva riduzione dei metalli pesanti Pb, Cd, Hg e Cr6 e dei composti alogenati del tipo PBB e PBDE dai componenti per
l'industria elettrica ed elettronica.
Direttiva Europea 94/9/CE, (direttiva ATEX) per prodotti in atmosfera potenzialmente esplosiva.
Direttiva RAEE (WEEE) Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche.
Regolamento Europeo REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) n.1907/2006 del 18/12/2006 sull'utilizzo delle sostanze chimiche.
Competenze del Servizio Tecnico ELESA
  La continua ricerca e sperimentazione di nuovi materiali tecnici sempre più performanti fa parte dei principi di miglioramento continuo su cui si fonda il Sistema Qualità ELESA. La partnership con fornitori di materiali plastici tra i più qualificati a livello mondiale e l'utilizzo di programmi di simulazione meccanica e di processo ci permettono inoltre di proporre al Cliente il materiale più idoneo per la sua applicazione.


2 MATERIALI metaLLICI
  Gli elementi in plastica contengono molto spesso inserti o particolari funzionali in metallo.
Le tabelle contenute nel capitolo 12 descrivono la composizione chimica e le resistenze meccaniche come da normative di riferimento dei materiali metallici utilizzati.
Trattamenti superficiali degli inserti e delle parti metalliche: gli inserti e i particolari funzionali in materiale metallico sono generalmente trattati in superficie per garantire la miglior protezione dagli agenti ambientali mantenendo le qualità estetiche e funzionali del prodotto.
I trattamenti protettivi normalmente utilizzati sono:
brunitura per boccole e mozzi in acciaio
zincatura lucida per prigionieri filettati (Fe/Zn 8 secondo la normativa UNI ISO 2081)
cromatura opaca per bracci di leve e perni di impugnature girevoli.
Particolari metallici in ottone o acciaio INOX non richiedono normalmente trattamenti superficiali.
A richiesta e per quantitativi sufficienti possono essere forniti inserti protetti con altri trattamenti di superficie: zincatura nera, nichelatura, Niploy-Kanigen, nitrurazione o altro.


3 MATERIALI VARI
  Guarnizioni: ELESA utilizza normalmente per i propri prodotti guarnizioni in gomma sintetica nitrilica NBR, acrylonitrile-butadiene-Rubber (BUNA N). La durezza di tali guarnizioni può essere, a seconda del tipo di prodotto considerato, tra i 70 ed i 90 SHORE A.
Il campo di temperature di utilizzo in continuo è da -30°C a +120°C. Nel caso si richieda una maggior resistenza chimica e termica, e quindi nei prodotti delle serie HCX.INOX, HCX.INOX-BW, HGFT.HT-PR, vengono utilizzate guarnizioni in gomma fluorurata FKM.
Per la resistenza chimica, fare riferimento alla tabella contenuta nel capitolo 12 a pag. A24-A25.
Il campo di temperature di utilizzo è da -25°C a +210°C.

A richiesta e per quantitativi sufficienti possono essere fornite guarnizioni a rondella piana e O-ring in materiali speciali quali EPDM, gomma al silicone o altro.
Filtri aria per tappi sfiato (serie SFN., SFP., SFV. e SFW.):
filtri tipo TECH-FOAM: schiuma di poliuretano reticolata a base poliestere, finezza di filtrazione 40 micron; consigliata per temperature comprese tra -40°C e +100°C in continuo, +130°C per picchi di breve durata. Il materiale non si gonfia a contatto con acqua, benzina, saponi e detergenti, oli minerali, grassi. Alcuni solventi possono provocare un lieve rigonfiamento della schiuma (benzene, etanolo, cloroformio).
filtri tipo TECH-FIL: compressa di filo di ferro zincato a caldo (qualità secondo DIN 17140-D9-W.N.R. 10312, zincata secondo DIN 1548), finezza di filtrazione 50-60 micron.


4 CARATTERISTICHE MECCANICHE DEI MANUFATTI IN MATERIALE PLASTICO
  Le proprietà meccaniche di un componente stampato in materiale plastico possono variare sensibilmente in funzione della forma e del livello tecnologico della lavorazione.
Per questo ELESA ha ritenuto utile, anziché fornire tabelle con dati specifici di resistenza meccanica riferite a provette dei vari tipi di materiali, far conoscere al progettista, nei casi più significativi, i valori degli sforzi che in pratica possono causare la rottura del componente. Per la maggior parte dei prodotti, i valori di resistenza meccanica indicati a catalogo sono quindi carichi di rottura.
Per alcuni prodotti per i quali la deformazione sotto carico risulta non trascurabile, e può quindi comprometterne la funzionalità, sono forniti due valori di carico:
"carico massimo di esercizio" al di sotto del quale la deformazione NON compromette la funzionalità del componente
"carico di rottura" secondo i concetti sopra sviluppati.
In questi casi, il "carico massimo di esercizio" sarà utilizzato come dato di progettazione, per garantire la corretta funzionalità. Il "carico a rottura" sarà invece utilizzato per eventuali verifiche di sicurezza con l'applicazione di adeguati coefficienti.
Si sono prese in esame le sollecitazioni funzionali (es. la trasmissione di una coppia nel caso di un volantino, la resistenza a trazione nel caso di una maniglia) e le sollecitazioni accidentali (es. urto casuale), in modo da fornire al progettista un riferimento per stabilire opportuni coefficienti di
sicurezza a seconda del tipo e dell'importanza dell'applicazione.
Tutti i valori di resistenza forniti sono il risultato di prove eseguite nei Laboratori ELESA a temperatura ed umidità controllate (23°C - 50% Umidità Relativa), in determinate condizioni d'uso e con l'applicazione di un carico statico per un periodo di tempo necessariamente limitato.
Il progettista dovrà sempre pertanto considerare un adeguato coefficiente di sicurezza in funzione dell'applicazione e delle condizioni d'uso specifiche (vibrazioni, carichi dinamici, temperature di utilizzo agli estremi del campo di temperatura ammissibile). In ogni caso, è responsabilità del progettista verificare l'adeguatezza del prodotto per l'uso finale a cui è destinato nelle reali condizioni d'impiego.
Per alcuni materiali termoplastici, le cui caratteristiche meccaniche variano sensibilmente in funzione della percentuale di assorbimento di umidità (vedi capitolo 1.5), le prove di resistenza sul componente vengono effettuate secondo ASTM D570, in modo che l'assorbimento di umidità corrisponda all'equilibrio con un ambiente a 23°C e 50% U.R.
Resistenza a compressione per elementi di livellamento (sollecitazione funzionale):
l'elemento di livellamento viene assemblato al relativo stelo metallico filettato e posizionato su apposita attrezzatura di prova. L'elemento viene quindi caricato a compressione con carichi ripetuti e incrementali fino alla rottura o al raggiungimento di deformazione plastica permanente dell'elemento in plastica.

 
Resistenza alla trasmissione di una coppia (sollecitazione funzionale):
viene utilizzato un dispositivo dinamometrico elettronico, che applica coppie crescenti secondo lo schema riportato in Fig.1 In essa il sistema dinanometrico è rappresentato nella forma tradizionale per una migliore comprensione.
I valori medi delle coppie C ottenuti nelle prove a rottura sono indicati nelle tabelle relative ai vari componenti ed espressi in [Nm].

Resistenza all’urto (sollecitazione accidentale):
viene utilizzata una speciale attrezzatura secondo lo schema riportato in Fig. 2
I valori medi ottenuti nella prova a rottura, indicati nelle tabelle relative ai vari modelli ed espressi in [J], corrispondono al lavoro di rottura L dell’elemento sottoposto a colpi ripetuti, con altezze di caduta del peso percussore incrementati in successione di 0.1 m. Percussore: cilindro metallico con estremità ogivale arrotondata del peso di 0.680 Kg (6.7 N).
 
Resistenza a trazione delle maniglie ad U (sollecitazione funzionale):
la prova prevede il montaggio della maniglia da testare su dinamometro elettronico, con due modalità di carico:
perpendicolarmente alle viti di fissaggio (F1).
La sollecitazione sulla maniglia è, in questo caso, una combinazione di trazione e flessione
parallelamente alle viti di fissaggio (F2).
L'applicazione del carico da parte del dinamometro elettronico avviene gradualmente in modo da realizzare la deformazione del pezzo nei limiti di 20 mm/min.

 


5 CARATTERISTICHE DEGLI INSERTI metaLLICI SOVRASTAMPATI
  Al fine di ottenere il miglior ancoraggio degli inserti metallici nel materiale plastico e la ottimale funzionalità meccanica dell'elemento, si è adottata ormalmente la soluzione della zigrinatura spinata, di forma, passo e profondità adeguati agli sforzi da trasmettere. Con tale tipo di zigrinatura viene assicurato sia l'ancoraggio assiale (sfilamento alla trazione assiale), sia l'ancoraggio radiale (rotazione durante la trasmissione di una coppia) (Fig. 3).

Nel caso di prigionieri anziché incorporare una comune vite in commercio, viene normalmente utilizzato un inserto filettato appositamente conformato che, sporgendo di alcuni decimi di mm dal corpo in materiale plastico, consente di realizzare una battuta metallica sul piano di avvitamento, scaricando quindi il materiale plastico da qualsiasi sollecitazione.
 
Tipi di montaggio degli elementi con inserti filettati
  Tipi di montaggio che realizzano corrette condizioni di serraggio:
la base in plastica del volantino non dovrebbe mai appoggiare sul piano di serraggio; così facendo il prigioniero o la boccola filettata non sono mai sollecitati in modo anomalo allo sfilamento assiale (effetto "cavatappi"). L'ancoraggio è sollecitato correttamente solo dalla coppia applicata al volantino per il serraggio.
 
1. Foro filettato, senza smusso d'imbocco o svasatura. 2. Foro filettato con smusso d’imbocco o svasatura di diametro più piccolo del diametro della battuta del prigioniero, in modo da garantire l'appoggio dell’inserto metallico sul piano di serraggio.
3. Foro cilindrico liscio di diametro più piccolo del diametro della battuta del prigioniero, in modo da garantire l'appoggio dell'inserto metallico sul piano di serraggio. 4. Foro cilindrico liscio di diametro più grande del diametro della battuta del prigioniero ma con l’interposizione di una rondella in acciaio avente il foro con il diametro più piccolo del diametro della battuta del prigioniero, in modo da garantire l'appoggio dell'inserto metallico sul piano di serraggio, tramite la rondella.
Tipi di montaggio non corretti:
Quando la base in plastica del volantino appoggia direttamente sul piano di serraggio il prigioniero o la boccola filettata sono sollecitati in modo anomalo anche da una forza assiale (effetto “cavatappi”) che potrebbe compromettere l'ancoraggio. Naturalmente, i valori di questa forza sono sempre superiori, con ampio coefficiente di sicurezza, a quelli che possono essere effettuati con normali operazioni manuali, ma il progettista che vuole tener conto anche della possibilità di un uso improprio, dovrà evitare le situazioni illustrate ai casi 5-6-7.
 
5. Foro filettato con smusso d’imbocco o svasatura di diametro più grande del diametro della battuta del prigioniero. 6. Foro cilindrico passante di diametro più grande del diametro della battuta del prigioniero.
 
7. Foro filettato senza smusso d’imbocco o svasatura, con l’interposizione di una rondella in acciaio avente il diametro del foro più grande del diametro della battuta del prigioniero.  
Fori passanti
  Per i volantini nei quali devono essere praticati fori passanti (tipo FP) l'inserto è predisposto in modo che la lavorazione del foro o la brocciatura di una sede di chiavetta interessi unicamente la parte metallica, senza comportare per l'utilizzatore alcuna lavorazione sul materiale plastico.
Estremità terminale dei prigionieri filettati
  Tutti i prigionieri filettati degli elementi ELESA vengono forniti con l'estremità terminale smussata secondo UNI 947 : ISO 4753 (Fig. 4).
 
  A richiesta e per quantitativi sufficienti possono essere forniti anche prigionieri con estremità terminale diversa, secondo i tipi rappresentati (Fig. 5), come da tabella UNI 947 : ISO 4753 relativa agli "Elementi di fissaggio: estremità degli elementi con filettatura esterna metrica ISO".
 
d
dp
h14
dt
h16
dz
h14
Z2
+IT 14*
0
4
2.5
0.4
2
2
5
3.5
0.5
2.5
2.5
6
4
1.5
3
3
8
5.5
2
5
4
10
7
2.5
6
5
12
8.5
3
7
6
14
10
4
8.5
7
16
12
4
10
8
*IT = tolleranze internazionali

6 TOLLERANZE DI LAVORAZIONE
  IL SISTEMA DI TOLLERANZE DI RIFERIMENTO É IL SISTEMA ISO - FORO BASE
  TOLLERANZE DI FORI E FILETTATURE NEGLI INSERTI metaLLICI
  Fori lisci nelle boccole e nei mozzi di manopole e volantini.
Per i modelli di più vasto impiego sono disponibili diversi fori normalizzati in modo da offrire un'ampia scelta all'utilizzatore, evitandogli, quando è possibile, costose ripassature del foro al montaggio. Normalmente la tolleranza di questi fori è di grado H7, solo in alcuni casi è di grado H9. Il grado di tolleranza è comunque sempre indicato nelle tabelle di ciascun articolo, alla colonna della dimensione del foro. Nei casi invece in cui risulta più difficile proporre una normalizzazione dei fori che possa soddisfare le più svariate esigenze di montaggio, è previsto o un preforo con semplice tolleranza di sgrossatura (foro di diametro piccolo rispetto al diametro dell'albero su cui presumibilmente avverrà il montaggio), o un mozzo senza foro (pieno).

Fori filettati nelle boccole e filettature dei prigionieri.
Lavorazione secondo le tolleranze per filettature metriche ISO (UNI 5545-65) per lunghezza di avvitamento normale.
- fori filettati delle boccole metalliche incorporate = tolleranza 6H.
- prigionieri metallici o estremità di perni per impugnature girevoli = tolleranza 6g.
 
Gruppi di dimensioni mm
H7
H9
oltre 3
fino a 6
+0.012
0
+0.030
0
oltre 6
fino a 10
+0.015
0
+0.036
0
oltre 10
fino a 18
+0.018
0
+0.043
0
oltre 18
fino a 30
+0.021
0
+0.052
0
 
 
TOLLERANZE DI FORI E FILETTATURE OTTENUTE DA STAMPO NEL MATERIALE PLASTICO
  Fori lisci (caso delle impugnature a foro passante destinate ad essere montate folli su perni).
Nonostante le notevoli difficoltà che si incontrano nel mantenere delle tolleranze in una lavorazione nella quale numerosi fattori influiscono sul risultato finale, la quota del diametro del foro assiale è di norma rispettata con tolleranza C11. È possibile perciò montare le impugnature anche su perni ricavati da trafilati normali. Nel caso in cui il perno venga invece eseguito di tornitura da barra di maggior diametro si raccomanda una lavorazione con tolleranza h11, con la quale si realizza un adatto accoppiamento libero, col vantaggio di una lavorazione veloce, semplice e non costosa.

Filettature interne (caso delle impugnature senza boccola metallica da avvitare e bloccare su perni filettati).
Sono normalmente tenuti minorati per permetterne un montaggio leggermente forzato a temperatura ambiente.

Filettature esterne (caso di tappi sfiato o indicatori di livello con attacco filettato).
Le tolleranze, in questo caso, per motivi legati alla tecnologia del processo e alla tipologia del materiale plastico che può assorbire piccole percentuali di umidità dall'ambiente esterno, devono essere interpretate tenendo conto di questo fatto, che comunque non pregiudica mai, nella pratica, l'avvitamento al montaggio del componente.


7 PARTICOLARITÁ COSTRUTTIVE
 
Impugnature a sfera

Su tutte le impugnature a sfera o di altro tipo, è stata esclusa, per principio, la fascia zigrinata come indicata a titolo esemplificativo nella Fig. 7.
Questa soluzione consente di mascherare la bava formata dalla linea di giunzione dello stampo, eliminando il costo delle lavorazioni di sbavatura e finitura. Dal punto di vista funzionale ed ergonomico, questa soluzione non è però razionale in quanto è causa di sensibile irritazione, con l’uso prolungato, al palmo della mano dell’operatore. Inoltre, anche prescindendo da questa considerazione ergonomica pure importante, questa zigrinatura costituisce un evidente ricettacolo di polvere e di sporcizia la cui rimozione è praticamente impossibile, di modo che l’impugnatura così costruita è sempre “sporca” e poco invitante.
Anche la soluzione di facilitare le lavorazioni di sbavatura creando un bordino in rilievo in corrispondenza della linea di giunzione dello stampo
(Fig. 8) presenta, seppure in misura inferiore, gli inconvenienti di cui sopra.


Si sono quindi adottate esclusivamente le due seguenti soluzioni:
- finitura completamente liscia: (Fig. 9) che, pur comportando un maggior costo per le lavorazioni richieste di sbavatura (per asportare la linea di giunzione dello stampo), successiva lisciatura (per raccordare le superfici) e lucidatura (per ripristinare la brillantezza), rende però l'impugnatura confortevole alla presa e sempre "pulita";

- finitura con canalino equatoriale: (Fig. 10) che rappresenta una soluzione più economica, in quanto riduce l’operazione di sbavatura ad una semplice asportazione della linea di giunzione dello stampo mediante la tornitura di un piccolo canalino equatoriale, senza richiedere di raccordare poi le superfici mediante smerigliatura e, quindi, evitando anche l’operazione di lucidatura.
Impugnature di tipo allungato
Per le impugnature di tipo allungato sia per montaggio fisso (all'estremità di leve) sia per montaggio girevole su perni, si sono adottate esclusivamente forme lisce esenti da scanalature e zigrinature (Fig. 11), a tutto vantaggio della funzionalità operativa dell'impugnatura, che deve servire unicamente alla presa per manovre di traslazione di un organo meccanico. Anche nel caso di impugnatura girevole su perno, zigrinature, scanalature e rigature si traducono unicamente in fonte di molestia a contatto della mano dell'operatore che la deve impugnare e in ricettacolo di polvere e sporcizia.
Impugnature fisse: tipi di montaggio
  Per il montaggio all'albero delle impugnature fisse sono previsti diversi tipi di accoppiamento:
Impugnatura con boccola in ottone per un montaggio avvitato su albero filettato.
Impugnatura con madrevite stampata nel materiale plastico per un montaggio avvitato su albero filettato.
Impugnatura con boccola autobloccante incorporata in tecnopolimero speciale (design originale ELESA) per un montaggio a pressione su albero liscio (non filettato) ricavato da tondo trafilato normale (tolleranza ISO h9). Questa soluzione evita lo svitamento spontaneo nel tempo, sia per le eventuali vibrazioni cui è soggetta la leva, sia per le componenti rotatorie inavvertitamente impresse dalla mano dell'operatore nella manovra della leva stessa.
Per le esecuzioni con fori filettati ottenuti da stampo nel materiale plastico è stato adottato l'accorgimento di tenere il filetto minorato nei suoi elementi rispetto a quello previsto dalle norme.
Ciò permette, nell'avvitamento a temperature ambiente, di produrre un leggero adattamento dei filetti della madrevite sulla vite creando un accoppiamento con reazione elastica avente un efficace effetto bloccante.
Risultati ancora migliori si ottengono effettuando il montaggio a caldo: l'impugnatura viene riscaldata a 80÷90°C prima di essere avvitata sul perno filettato. Questo sistema di montaggio permette anzitutto di facilitare l'avvitamento, in quanto la filettatura della madrevite si presenta dilatata all'avvitamento stesso, e successivamente di ottenere dal ritiro di raffreddamento un effetto bloccante, quanto mai efficiente per la presenza delle piccole asperità superficiali della filettatura dell'albero.
 


La soluzione con boccola autobloccante in tecnopolimero speciale (Fig. 12) è comunque la più efficace agli effetti dello svitamento spontaneo, in quanto l'accoppiamento, realizzato elasticamente, non risente di eventuali vibrazioni o componenti rotatorie impresse dalla mano dell'operatore.
Il bloccaggio è inoltre tale da assicurare che l'impugnatura non si sfili, anche se soggetta ad una normale azione di trazione assiale. A questo proposito si riportano i risultati delle ricerche e delle prove effettuate nei laboratori ELESA, che confermano la validità tecnica dell'accoppiamento con boccole autobloccanti in tecnopolimero speciale (Fig. 13 e 14).
Nel diagramma di Fig. 13 sono rappresentate le variazioni dello sforzo di sfilamento assiale espressi in [N] in funzione delle variazioni del diametro dell'alberino (mm), asciutto e grassato con trielina. Le due curve rappresentano rispettivamente i valori minimi e assimi in centinaia di prove effettuate su un tipo di impugnatura autobloccante con foro Ø 12 mm. Nell'area A sono contenuti i valori che si riferiscono ad alberini di diametro commerciale 12 mm (toll. h9).
Nel diagramma di Fig. 14 sono rappresentate le variazioni dello sforzo di sfilamento assiale (valori medi) in funzione dello stato della superficie dell'alberino. Come è ovvio, la presenza di olio lubrificante o emulsionante sulla superficie dell'alberino abbassa il valore dello sforzo di sfilamento dell'impugnatura. Si può però facilmente notare come, anche in questa sfavorevole condizione, lo sforzo assiale che si dovrebbe esercitare per provocare lo sfilamento dell'impugnatura è sempre tale da garantire che questo, in pratica, non possa avvenire. L'impiego di questo tipo di impugnatura consente un notevole risparmio, in quanto non richiede alcuna lavorazione di filettatura dell'estremità dell'albero. La boccola autobloccante in tecnopolimero speciale permette inoltre di realizzare l'accoppiamento elastico, mentre l'impugnatura stessa conserva tutte le caratteristiche di durezza superficiale e resistenza all'usura tipiche del materiale termoindurente.
Istruzioni per montaggio: imboccare accuratamente l'impugnatura all'estremità leggermente smussata dell'alberino e farla avanzare quanto è possibile a mano oppure con una pressetta. In alternativa, battere sull'impugnatura leggeri colpi secchi fino al rifiuto con una mazzuola in plastica o in legno. In questo caso vi consigliamo di interporre un canovaccio o altro materiale morbido in modo da evitare danneggiamenti al materiale.


8 ACCORGIMENTI PER IL MONTAGGIO DEGLI ELEMENTI IN MATERIALE PLASTICO
  Il materiale plastico è cattivo conduttore del calore ed ha un coefficiente di dilatazione termica diverso da quello del metallo degli inserti, occorre quindi evitare che durante eventuali lavorazioni di ripassatura del foro i mozzi e le boccole si riscaldino eccessivamente: infatti il calore prodotto si disperde difficilmente e le parti metalliche, dilatandosi, possono creare sollecitazioni interne alla massa del materiale plastico, dannose alla resistenza del complesso (Duroplasti).
Inoltre, nel caso dei materiali termoplastici (Tecnopolimeri), potrebbero essere raggiunte temperature prossime a quella di rammollimento, col pericolo di compromettere l'ancoraggio dell'inserto metallico.
È pertanto necessario adottare sempre velocità di taglio ed avanzamento tali da non produrre sensibili riscaldamenti locali e praticare un energico raffreddamento quando si tratti di fori di diametro e profondità notevoli rispetto alle dimensioni della boccola.
Per conservare la massima brillantezza delle superfici si raccomanda, a lavorazione ultimata, di evitare che il materiale plastico rimanga bagnato a lungo, asciugando le superfici dai residui di acqua emulsionata; meglio, se possibile, operare solo con olio.
Tipi di lavorazione
  Le lavorazioni comunemente richieste per il montaggio di volantini o manopole sono:
Ripassatura del foro assiale nelle boccole (foro cieco). Ripassando il foro di una boccola metallica incorporata occorre sempre evitare l'esecuzione come a Fig. 15, perché sia nella foratura, sia nell'inserimento dell'alberino, può accadere di sollecitare una zona del rivestimento di materiale plastico, con possibilità di incrinatura o distacco della parte indicata con tratteggio incrociato.
L'esecuzione come a Fig. 16 è la più razionale.
 
Si noti che negli elementi ELESA la ripassatura del foro assiale può essere fatta nelle giuste condizioni sopra riportate, in quanto la lunghezza delle boccole incorporate è sempre indicata nella tabella di ciascun articolo. Basta perciò riferirsi, per la profondità del foro, al piano di base.
Ripassatura del foro assiale nelle boccole (caso di foro passante). Se la foratura viene ad interessare oltre la boccola metallica anche uno strato del materiale di rivestimento, è bene centrare accuratamente il volantino ed iniziare la foratura della parte del materiale plastico: in caso contrario si potrebbero avere scheggiature all'uscita dell'utensile.
Filettatura trasversale nella boccola per vite di pressione. Da eseguire secondo i suggerimenti di cui sopra. Evitare di filettare in parte nel metallo ed in parte nel materiale plastico: è preferibile scaricare il foro nella parte in plastica e filettare soltanto la parte metallica.
Lavorazioni di foratura o di filettatura da eseguire interamente nello spessore del materiale plastico sono eccezionali. Tenere presente che la difficoltà con la quale si disperde il calore prodotto localmente, anche per l'azione abrasiva del materiale plastico sull'utensile, peggiora notevolmente le condizioni di lavoro di quest'ultimo, producendo una rapida usura dei taglienti (utilizzare utensili in metallo duro).


9 ESECUZIONI SPECIALI
  La gamma degli elementi ELESA è estremamente ampia e tale da poter offrire al progettista valide alternative in quanto a design, caratteristiche e prestazioni dei materiali, dimensioni..., per soddisfare le più disparate esigenze di applicazione. Può comunque verificarsi, da parte del cliente, la necessità di richiedere modifiche all'elemento standard o esecuzioni in colori diversi per adattarlo a particolari applicazioni. In questi casi i tecnici ELESA sono a completa disposizione per soddisfare ampiamente queste richieste di esecuzioni speciali che, in quanto tali e per le modifiche che potrebbero comportare agli stampi, dovranno prevedere un adeguato quantitativo di pezzi.


10 I COLORI NEGLI STANDARDS ELESA IN MATERIALE PLASTICO
  In aggiunta al nero, che costituisce il colore maggiormente utilizzato per i componenti in materiale plastico, sono disponibili in questo catalogo numerosi elementi standard realizzati nei seguenti colori:
 
  Il codice RAL viene indicato a titolo orientativo, in quanto la gradazione del colore del pezzo stampato potrà differire leggermente, dipendendo da fattori diversi quali la colorazione del polimero con pigmenti su base poliammidica o polipropilenica, la superficie mat o lucida, gli spessori e la forma del prodotto.
Attenzione: la tabella RAL si riferisce al colore di vernici e sono quindi colori con superficie lucida.


11 VALORI DELLE PROVE
  Tutte le informazioni relative ai valori delle prove sono basate sulla nostra esperienza e su prove di laboratorio effettuate in specifiche condizioni standard ed in un intervallo di tempo necessariamente limitato.
Gli eventuali valori indicati devono quindi essere presi solo come riferimento per il progettista che applicherà ad essi adeguati coefficienti di sicurezza a seconda dell'impiego del prodotto. É comunque responsabilità del progettista e dell'acquisitore verificare l'adeguatezza dei nostri prodotti per l'uso finale a cui sono destinati nelle reali condizioni di impiego.



12 TABELLE TECNICHE
   
TABELLA DI CONVERSIONE
 





CAVE PER LINGUETTE
 



FORI TRASVERSALI EN 110
   
  Il montaggio di un elemento di manovra su un asse si esegue generalmente utilizzando una spina trasversale oppure un grano di fissaggio. Per il tipo, la posizione e le dimensioni di tali fori ELESA fa riferimento ai disegni ed alla tabella sopra riportati.
 

FILETTATURE
 
   
 
 
MVK
  Fissaggio delle filettature (mediante autoincollaggio).
Collante con indurente microincapsulato (rosso).
   
 
I valori delle coppie rispettano le norme DIN 237 parte 27 e sono basati su test di serraggio senza precarico, con un dado 6H e a temperatura ambiente.
Con filettatura l0 < l2, la lunghezza l2 si riduce in misura tale da lasciare scoperti uno o due degli ultimi filetti (l1).

  Il collante è costituito da un materiale plastico liquido e da un indurente contenuti in microcapsule di polimero ricoperte da una pellicola di colore rosso visibile su una porzione della filettatura.
Durante l'avvitamento le capsule si aprono sotto la pressione dovuta alla frizione tra i due filetti.
Il materiale plastico liquido e l'indurente reagiscono chimicamente bloccando la filettatura.
Le operazioni di regolazione e posizionamento devono essere completate entro un periodo di circa 5 minuti, poichè l'assestamento del collante inizierà dopo 10-15 minuti circa. Un primo indurimento sufficiente per il fissaggio si raggiunge dopo circa 30 minuti mentre l'indurimento completo si avrà dopo un periodo di 24 ore.
Lo sbloccaggio dell'elemento filettato così incollato può essere ottenuto applicando una coppia massima di svitamento come indicata in tabella per ogni filettatura oppure riscaldando l'elemento a una temperatura superiore a 180°C.
Non è consigliato il riutilizzo dopo sbloccaggio.
Le filettature esenti da oli e grassi garantiscono una maggiore azione di fissaggio del collante.
Gli elementi trattati con questo collante possono essere immagazzinati per un periodo non superiore ai 4 anni, senza che ne vengano modificate le caratteristiche.
Le filettature con collante microincapsulato MVK sono generalmente usate su macchinari soggetti a vibrazioni, dove si vuole evitare lo svitamento.
Temperatura d'esercizio da -40°C a +170°C.
Per ordinare un articolo con collante microincapsulato, aggiungere la sigla MVK alla descrizione del prodotto.
Esempio:
GN 615-M8-K-MVK
PFB
  Fissaggio delle filettature con azione di bloccaggio.
Rivestimento poliammidico (blu).
 
 
I valori delle coppie rispettano le norme DIN 237 parte 27 e sono basati su test di serraggio senza precarico, con un dado 6H e a temperatura ambiente.
Con filettatura l0 < l2, la lunghezza l2 si riduce in misura tale da lasciare scoperti uno o due degli ultimi filetti (l1).

  La copertura con rivestimento poliammidico PFB è un processo dove un materiale plastico elastico (poliammide) è applicato su una parte di filetto, creando un'azione di bloccaggio durante il serraggio di una vite.
Il gioco esistente tra vite e madrevite è riempito dal rivestimento poliammidico, garantendo così un elevato grado di contatto tra le rimanenti superfici filettate non rivestite. Il rivestimento si oppone allo sbloccaggio e allo svitamento accidentale. Si possono sempre separare le parti bloccate esercitando una minima coppia di sbloccaggio.
Non è necessario attendere alcun tempo di attivazione poichè l'azione bloccante tra i filetti è istantanea.
Lo stoccaggio di elementi filettati con rivestimento poliammidico PFB ha praticamente vita illimitata.
Temperatura d'esercizio da -50°C a +90°C.
Per ordinare un articolo con rivestimento poliammidico, aggiungere la sigla PFB alla descrizione del prodotto.
Esempio: GN 615-M8-K-PFB



13 CARATTERISTICHE DEI MATERIALI metaLLICI
ACCIAI INOX
 
  Questi dati non costituiscono alcuna garanzia e devono essere considerati solamente come linee guida.
É responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni d'impiego.
ACCIAI AL CARBONIO, LEGHE DI ZINCO, ALLUMINIO E OTTONE
 


14 CARATTERISTICHE DEI MATERIALI PLASTICI
   
DUROPLASTO
 
Resistenza agli agenti chimici alla temperatura di 23°C
 
● = buona resistenza
�� = discreta resistenza
(in funzione
delle condizioni
di utilizzo)
▲ = cattiva resistenza
(impiego sconsigliato)
Gli spazi vuoti in tabella
indicano valutazione
non disponibile
  Questi dati non costituiscono alcuna garanzia e devono essere considerati solamente come linee guida.
É responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni d'impiego.
TECNOPOLIMERI E GOMME
 
Resistenza agli agenti chimici alla temperatura di 23°C
 
  Questi dati non costituiscono alcuna garanzia e devono essere considerati solamente come linee guida.
É responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni d'impiego.


 
● = buona resistenza
�� = discreta resistenza
(in funzione delle condizioni di utilizzo)
▲ = cattiva resistenza
(impiego sconsigliato)
Gli spazi vuoti in tabella indicano
valutazione non disponibile
Conc. = concentrazione
Sol. = soluzione
Liq. = liquido
Sat. = satura
Rigonf. = rigonfiamento
 
  Questi dati non costituiscono alcuna garanzia e devono essere considerati solamente come linee guida.
É responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni d'impiego.
 

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