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Dati Tecnici |
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I dati tecnici di seguito presentati si riferiscono
principalmente agli Standards ELESA, fabbricati con materiali
plastici per impieghi tecnici. Le tecnologie primarie utilizzate
per la produzione di questi prodotti sono: lo stampaggio a
compressione/transfer per i Duroplasti lo stampaggio ad
iniezione per i Tecnopolimeri. A questo processo primario possono
seguire operazioni secondarie quali lavorazioni meccaniche, riprese
per finiture, assemblaggi, decorazioni per la personalizzazione del
prodotto (tampografia), confezionamento per garantire la protezione
nel trasporto e la corretta identificazione del
prodotto.
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MATERIALI
PLASTICI |
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DUROPLASTI:
materiali plastici termoindurenti a base fenolica (PF) che
induriscono durante lo stampaggio a seguito di una polimerizzazione
irreversibile.
TECNOPOLIMERI: materiali
polimerici termoplastici in cui la chimica della catena molecolare
definisce una grande varietà di proprietà meccaniche, termiche e
tecnologiche. Il processo di trasformazione si basa sulla fusione e
successivo indurimento per solidificazione in uno stampo. Il
materiale ha di per sé un basso impatto ambientale in quanto
riciclabile (solidificazione reversibile). |
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| I principali TECNOPOLIMERI utilizzati da ELESA |
| PA |
PA-T |
PP |
POM |
PC |
PBT |
TPE |
Poliammide rinforzata fibra
vetro, con carica vetro, superpolimeri a
base poliammidica |
Poliammide speciale trasparente |
Polipropilene
rinforzato fibra vetro o con cariche minerali |
Resina acetalica |
Policarbonato speciale |
Poliestere speciale |
Elastomero termoplastico | |
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Resistenza meccanica |
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DUROPLASTI: l'utilizzo di cariche minerali, di fibre tessili
naturali e la scelta ottimale della resina di base impartiscono
eccellente resistenza meccanica ed una buona resistenza
all'urto.
TECNOPOLIMERI: la vasta scelta di polimeri di
base e la possibilità di combinazione con cariche di rinforzo o
additivi rendono possibile un ampio spettro di prestazioni con
riferimento alla resistenza meccanica, alla resistenza all'urto, al
contenimento del rilassamento sottocarico (creep) ed alla resistenza
a carichi ripetuti (a fatica).
Per quanto riguarda la resistenza
meccanica dei componenti stampati con materiali plastici di cui
sopra si rimanda al capitolo 4. CARATTERISTICHE MECCANICHE DEI
MANUFATTI IN MATERIALE PLASTICO.
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Resistenza termica  |
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L'utilizzo di materiali termoindurenti e di
polimeri termoplastici rinforzati ad elevata resistenza termica,
permette ai prodotti ELESA il raggiungimento di un'elevata stabilità
termica ed una contenuta variazione delle proprietà meccaniche, sia
alle alte che alle basse temperature. Per ciascun prodotto in
materiale plastico presente a catalogo, è riportato il campo di
temperature di esercizio consigliato tramite il simbolo riportato
qui a fianco.
All'interno di questo campo di
temperature: il materiale è stabile e non si riscontra
degradazione significativa la funzionalità di base del prodotto
per l'utilizzatore non presenta normalmente problemi.
I
valori di resistenza meccanica, resistenza ad urto, coppia massima e
pressione massima di esercizio indicati a catalogo sono comunque
relativi a prove effettuate in condizioni di laboratorio (23°C - 50%
Umidità Relativa). Tali valori possono subire variazioni nel
campo di temperature di esercizio indicate. É pertanto
responsabilità del Cliente verificare le reali prestazioni del
prodotto nelle specifiche condizioni termiche di
impiego. Un'indicazione molto di massima circa il campo di
temperature di esercizio per le varie tipologie di materiali
plastici è la seguente: |
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| Duroplasti (PF) |
da -20°C a 100°/110°C |
Tecnopolimeri speciali a
base polipropilenica (PP) ad alta resilienza |
da 0°C a 80°/90°C |
Tecnopolimeri a base polipropilenica (PP) rinforzati
fibra vetro
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da 0°C a 100°C |
| Tecnopolimeri a base
poliammidica (PA) |
da -20°C a 90°C |
Tecnopolimeri a base poliammidica (PA) rinforzati fibra
vetro |
da -30°C a 130°/150°C |
Tecnopolimeri a base
poliammidica (PA) per alte temperature rinforzati fibra
vetro |
da -30°C a
200°C |
Per alcune tipologie di prodotti, aventi
specifiche esigenze funzionali, possono essere consigliati campi di
temperature di esercizio più ristretti.
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Resistenza e durezza superficiale |
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DUROPLASTO: il
materiale e la finitura superficiale lucida permettono di conservare
inalterate le superfici anche con l'uso prolungato in presenza di
residui metallici di lavorazione o in ambienti abrasivi, come
avviene ad esempio nelle applicazioni sulle macchine utensili per la
lavorazione dei metalli.
TECNOPOLIMERO: i valori di durezza superficiale
sono inferiori a quelli del Duroplasto, ma sempre compresi nel campo
da 60 a 98 Rockwell, scala M. In compenso i Tecnopolimeri presentano
in confronto ai Duroplasti maggiore tenacità e resistenza agli
urti.
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Resistenza agli agenti chimici |
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Alcune
tabelle nel capitolo 12 descrivono il comportamento a temperatura
ambiente, 23°C, dei materiali plastici utilizzati per i prodotti
ELESA in presenza dei vari agenti chimici con cui possono venire a
contatto in ambiente industriale (acidi, basi, solventi,
lubrificanti, carburanti, soluzioni acquose).
Le tabelle
(vedi pag. A23, A24 e A25) prevedono tre classi di
comportamento: buona resistenza = funzionalità ed estetica del
manufatto rimangono invariate discreta resistenza = effetti su
funzionalità e/o estetica, di intensità dipendente dalla tipologia
di prodotto e dalle condizioni di esercizio. Qualche limitazione in
funzione della specifica applicazione cattiva resistenza =
attacco chimico sul prodotto. Impiego
sconsigliato.
Come regola
generale, la resistenza chimica si riduce con l'aumento della
temperatura di esercizio e delle sollecitazioni meccaniche cui è
sottoposto il prodotto. La presenza combinata di temperatura e
sollecitazioni meccaniche rende indispensabile una prova pratica di
verifica della resistenza del prodotto agli agenti
chimici.
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Resistenza agli agenti atmosferici e UV |
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Nella
maggior parte dei casi gli Standards ELESA in materiale plastico
sono utilizzati per applicazioni "indoor" (al coperto). In ogni
caso, le caratteristiche dei materiali e gli accorgimenti adottati
in sede di progettazione sono in grado di consentire anche
applicazioni "outdoor" (all'aperto), caratterizzate dall'esposizione
ai vari agenti atmosferici:
Sbalzi termici: nell'ambito del campo
di temperature di esercizio indicate per ciascun prodotto, il
passaggio repentino tra differenti temperature non crea problemi
grazie alla tenacità dei materiali utilizzati.
Presenza di acqua o umidità che può dar luogo a processi di idrolisi e ad
assorbimento di una certa percentuale di acqua/umidità fino
all'equilibrio, con relativa modifica di alcune proprietà meccaniche
del materiale. I materiali sensibili all'assorbimento d'acqua sono
ad esempio le poliammidi (PA), le poliammidi trasparenti (PA-T e
PA-T AR) e i Duroplasti (PF). I manufatti prodotti con questi
materiali possono subire piccole variazioni dimensionali dovute
all'assorbimento di acqua, con relativa criticità sulle tolleranze
dimensionali. In sede di progettazione ELESA normalmente tiene conto
di queste possibili variazioni per minimizzarne gli effetti e
garantire il rispetto delle specifiche tecniche. L'assorbimento di
acqua comporta comunque un significativo aumento della
tenacità. Risultano invece insensibili all'assorbimento d'acqua i
seguenti polimeri: polipropilene (PP), elastomeri termoplastici
(TPE), resina acetalica (POM). Il contatto tipicamente
occasionale con pioggia, seguito da fasi di "asciugamento", non
comporta in genere problemi di resistenza sul prodotto. Nel caso di
applicazioni "outdoor", si consiglia in ogni caso di evitare
ristagni di acqua sul prodotto predisponendo condizioni di montaggio
che tendano a disperdere rapidamente le acque.
Esposizione ai raggi solari, ed in particolare alla loro componente UV. Test
specifici di resistenza sono stati effettuati con apposita
apparecchiatura per prove di invecchiamento accelerato seguendo come
linea guida la norma ISO 4892-2, con l'impostazione dei seguenti
parametri: - potenza di irraggiamento: 550 [W]/[m]2 -
temperatura interna (Black Standard Temperature, BST): 65°C -
filtro OUTDOOR, che simula un'esposizione all'aria aperta
caratterizzata da una bassa schermatura dei raggi UV - 50% U.R.
(Umidità relativa).
Esiste una corrispondenza tra le ore di
prova e le ore reali di esposizione in ambiente esterno ("Ore
Equivalenti"), che chiaramente dipendono dalle condizioni climatiche
di ciascuna zona geografica. Prendendo come grandezza di confronto
l'Esposizione Radiante Media Giornaliera (ERMG), i riferimenti
normalmente utilizzati a livello internazionale sono: - ore
Equivalenti Miami = alta intensità di esposizione, tipica dei paesi
a clima tropicale o equatoriale (ERMG=9.2 MJ/m2) - ore
Equivalenti Centro Europa = media intensità di esposizione, tipica
dei climi continentali (ERMG=2 MJ/m2). Al termine di prove
prolungate eseguite nei Laboratori ELESA, si è misurata la
variazione di resistenza meccanica (rottura a trazione/compressione
e rottura ad urto). In generale, i risultati mostrano che la
resistenza meccanica dei prodotti in poliammide (PA), polipropilene
(PP) e Duroplasto (PF) non si degrada in modo significativo con
l'esposizione agli UV. Per quanto riguarda l'aspetto estetico
dei campioni esposti all'azione dei raggi UV, a fine prova, in
alcuni casi, si è riscontrata qualche variazione nell'aspetto
superficiale del prodotto. Per maggiori dettagli sulle prove di
invecchiamento agli UV per specifici prodotti, contattare il
Servizio Tecnico ELESA.
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Comportamento alla fiamma |
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La
classificazione universalmente riconosciuta per descrivere il
comportamento alla fiamma dei materiali plastici è ottenuta da due
prove definite da UL (Underwriters Laboratories, USA). Tali prove
sono definite UL-94 HB e UL-94 V che distinguono quattro tipologie
principali di comportamento alla fiamma: HB, V2, V1 e V0 con
caratteristiche di resistenza progressivamente più
elevate.
UL-94 HB (Horizontal
Burning) La prova consiste nel
porre un set di tre provini standardizzati di materiale plastico (in
posizione orizzontale e ruotati di 45° rispetto al proprio asse) a
contatto per 30 secondi ciascuno con una fiamma applicata al loro
spigolo libero inferiore. Sui provini sono presenti due marche a
distanze standardizzate dall'estremità libera. Un materiale può
essere classificato HB se per ciascuno dei tre provini si ha
che: - la velocità di combustione tra le due marche non supera un
certo valore standardizzato e dipendente dallo spessore dei provini
in esame - si ha lo spegnimento della fiamma prima che il fuoco
raggiunga la marca più lontana dallo spigolo libero (ossia dal punto
di applicazione della fiamma stessa).
UL-94 V (Vertical Burning) La prova consiste nel porre un set di cinque
provini standardizzati di materiale plastico (in posizione
verticale) a contatto, due volte ciascuno per 10 secondi, con una
fiamma applicata alla loro estremità libera inferiore. Sotto ai
provini viene posto del cotone idrofilo. Durante le prove si
rilevano i seguenti parametri: - il tempo necessario allo
spegnimento di ogni singolo campione dopo ogni applicazione di
fiamma - la somma dei tempi necessari allo spegnimento dei cinque
provini (considerando entrambe le applicazioni di fiamma
prescritte) - il tempo di post-incandescenza di ogni singolo
provino dopo la seconda applicazione di fiamma - la presenza, o
meno, di gocciolamento di materiale dal provino che possa infiammare
il cotone idrofilo posto sotto di esso. |
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Classificazione UL dei materiali
plastici
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UL-94 HB
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Per ognuno dei tre provini la velocità di combustione tra
le due marche non supera ilvalore standardizzato e dipendente
dallo spessore dei provini stessi
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Per ognuno dei tre provini la fiamma si spegne prima di
raggiungere la marca più lontanadal punto di applicazione
della fiamma
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| UL-94 V |
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Tempo necessario di spegnimento di ogni singolo campione
dopo ogni applicazione di fiamma
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Somma dei tempi necessari allo spegnimento dei cinque
provini
(considerando entrambe le applicazioni di fiamma
prescritte)
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Tempo di post-incandescenza di ogni singolo provino dopo
la seconda applicazionedi fiamma
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Presenza, o meno, di gocciolamento di materiale dal
provino che possa infiammare il cotone idrofilo posto sotto di
esso
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Le variabili che determinano un certo
comportamento alla fiamma sono lo spessore dei provini e la
colorazione del materiale, tanto che vi possono essere, a parità di
spessore, differenze tra il materiale nel suo colore naturale e
diversamente colorato e viceversa differenze dipendenti dalla
variazione delllo spessore a parità di colore.
Carta Gialla: è il documento rilasciato da Underwriters
Laboratories che certifica il comportamento alla fiamma di un
materiale plastico a seguito delle prove di laboratorio. É una sorta
di riconoscimento ufficiale del comportamento del prodotto. Nella
"Carta Gialla" è descritto il nome commerciale del prodotto, il
produttore ed un suo numero identificativo, chiamato UL-File
Number. Il comportamento alla fiamma viene certificato per uno
specifico spessore del materiale e per una determinata colorazione
dello stesso. Alcune case produttrici di materiali effettuano la
prova di comportamento alla fiamma presso laboratori terzi, anche se
con le stesse modalità operative degli Underwriters Laboratories. In
questo caso sarà disponibile la sola dichiarazione di conformità
rilasciata dalla casa produttrice ma non la "Carta
Gialla".
Esistono
serie di Standards ELESA classificate come UL-94 V0, ed identificate
AE-V0 dal simbolo riportato qui sopra. La maggior parte degli
altri prodotti ELESA, per i quali non è fornita alcuna indicazione
specifica a riguardo, rientra nella categoria UL-94 HB. I
prodotti ELESA identificati AE-V0 sono ottenuti da materiali
plastici ecologici e sono esenti da PBB (Polibromo Bifenile) e PBDE
(Polibromodifenil Etere) ed in particolare da penta-BDE
(Pentabromodifenil Etere) e da octa-BDE (Octabromodifenil Etere).
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Proprietà elettriche |
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I materiali plastici sono generalmente dei buoni
isolanti elettrici. Questo comportamento risulta particolarmente
utile in certe applicazioni nel campo elettromeccanico, rendendo i
prodotti in plastica preferibili ad analoghi prodotti
metallici. Le misure delle caratteristiche isolanti di un
materiale sono: la resistività superficiale la resistività
di volume. Nel grafico che segue è indicata la classificazione
dei materiali in base ai valori di resistività superficiale
[Ω]: |
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Nel caso si richiedano caratteristiche
di resistività particolare (applicazioni ESD-Electro-Static-
Discharge, prodotti conduttivi, prodotti antistatici), contattare il
Servizio Tecnico ELESA che è in grado di elaborare soluzioni
specifiche per il cliente. Valori tipici per alcuni dei materiali
plastici utilizzati da ELESA sono: |
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| Materiale |
Proprietà |
Stato
del materiale |
Metodo
di misura |
Valore |
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Condizionato (equil.50%
U.R.) |
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Condizionato (equil.50%
U.R.) |
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Condizionato (equil.50%
U.R.) |
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Finitura
superficiale e pulibilità |
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Nello
stampaggio dei tecnopolimeri è tecnicamente più facile realizzare
manufatti con finitura superficiale mat grossolana per coprire
possibili difetti estetici quali risucchi, sfiammature, segni di
giunzione dovuti a processi di stampaggio non ottimali. Tale
finitura mat grossolana comporta però problemi di pulibilità della
superficie e rende meno confortevole la presa, perchè aggressiva,
nell'uso prolungato. Gli Standards ELESA in tecnopolimero
presentano una finitura mat molto fine, in modo da garantire una
buona pulibilità del prodotto nel tempo e una più confortevole presa
da parte dell'utilizzatore. Si sono recentemente sviluppate
alcune famiglie di prodotti in tecnopolimero in cui la finitura è
assolutamente lucida, per realizzare la massima conservazione della
pulizia nel tempo.
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Rispondenza a normative
internazionali |
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Negli ultimi anni gli enti normativi
nazionali o internazionali hanno definito una serie di regolamenti
per il controllo di sostanze dannose per l'uomo o l'ambiente, così
come per la gestione della sicurezza ambientale nell'attività
industriale. Il Servizio Tecnico ELESA è in grado di rispondere a
richieste relative a: Direttiva Europea 2000/53/CE, (direttiva
ELV, End Life of Vehicles) applicata nel campo automotive. Prevede
la progressiva riduzione dei metalli pesanti Pb, Cd, Hg e Cr6
presenti nei veicoli. Direttiva Europea 2002/95/CE, (direttiva
RoHS, Restriction of Hazardous Substances) applicata nel campo degli
apparecchi elettrici ed elettronici. Prevede la progressiva
riduzione dei metalli pesanti Pb, Cd, Hg e Cr6 e dei composti
alogenati del tipo PBB e PBDE dai componenti per l'industria
elettrica ed elettronica. Direttiva Europea 94/9/CE, (direttiva
ATEX) per prodotti in atmosfera potenzialmente esplosiva. Direttiva RAEE (WEEE) Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e
Elettroniche. Regolamento Europeo REACH (Registration,
Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) n.1907/2006
del 18/12/2006 sull'utilizzo delle sostanze
chimiche.
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Competenze del Servizio Tecnico
ELESA |
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La continua ricerca e
sperimentazione di nuovi materiali tecnici sempre più performanti fa
parte dei principi di miglioramento continuo su cui si fonda il
Sistema Qualità ELESA. La partnership con fornitori di materiali
plastici tra i più qualificati a livello mondiale e l'utilizzo di
programmi di simulazione meccanica e di processo ci permettono
inoltre di proporre al Cliente il materiale più idoneo per la sua
applicazione.
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MATERIALI metaLLICI |
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Gli elementi in plastica contengono
molto spesso inserti o particolari funzionali in metallo. Le
tabelle contenute nel capitolo 12 descrivono la composizione chimica
e le resistenze meccaniche come da normative di riferimento dei
materiali metallici utilizzati. Trattamenti superficiali degli inserti e delle
parti metalliche: gli inserti e i particolari funzionali in
materiale metallico sono generalmente trattati in superficie per
garantire la miglior protezione dagli agenti ambientali mantenendo
le qualità estetiche e funzionali del prodotto. I trattamenti
protettivi normalmente utilizzati sono: brunitura per boccole e
mozzi in acciaio zincatura lucida per prigionieri filettati
(Fe/Zn 8 secondo la normativa UNI ISO 2081) cromatura opaca per
bracci di leve e perni di impugnature girevoli. Particolari
metallici in ottone o acciaio INOX non richiedono normalmente
trattamenti superficiali. A richiesta e per quantitativi
sufficienti possono essere forniti inserti protetti con altri
trattamenti di superficie: zincatura nera, nichelatura,
Niploy-Kanigen, nitrurazione o altro.
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MATERIALI VARI |
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Guarnizioni: ELESA utilizza normalmente per
i propri prodotti guarnizioni in gomma sintetica nitrilica NBR,
acrylonitrile-butadiene-Rubber (BUNA N). La durezza di tali
guarnizioni può essere, a seconda del tipo di prodotto considerato,
tra i 70 ed i 90 SHORE A. Il campo di temperature di utilizzo in
continuo è da -30°C a +120°C. Nel caso si richieda una maggior
resistenza chimica e termica, e quindi nei prodotti delle serie
HCX.INOX, HCX.INOX-BW, HGFT.HT-PR, vengono utilizzate guarnizioni in
gomma fluorurata FKM. Per la resistenza chimica, fare riferimento
alla tabella contenuta nel capitolo 12 a pag. A24-A25. Il campo
di temperature di utilizzo è da -25°C a +210°C.
A richiesta e
per quantitativi sufficienti possono essere fornite guarnizioni a
rondella piana e O-ring in materiali speciali quali EPDM, gomma al
silicone o altro. Filtri aria per tappi
sfiato (serie SFN., SFP., SFV. e SFW.): filtri tipo TECH-FOAM: schiuma di
poliuretano reticolata a base poliestere, finezza di filtrazione 40
micron; consigliata per temperature comprese tra -40°C e +100°C in
continuo, +130°C per picchi di breve durata. Il materiale non si
gonfia a contatto con acqua, benzina, saponi e detergenti, oli
minerali, grassi. Alcuni solventi possono provocare un lieve
rigonfiamento della schiuma (benzene, etanolo,
cloroformio). filtri tipo TECH-FIL:
compressa di filo di ferro zincato a caldo (qualità secondo
DIN 17140-D9-W.N.R. 10312, zincata secondo DIN 1548), finezza di
filtrazione 50-60 micron.
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CARATTERISTICHE MECCANICHE DEI MANUFATTI IN
MATERIALE PLASTICO |
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Le
proprietà meccaniche di un componente stampato in materiale plastico
possono variare sensibilmente in funzione della forma e del livello
tecnologico della lavorazione. Per questo ELESA ha ritenuto
utile, anziché fornire tabelle con dati specifici di resistenza
meccanica riferite a provette dei vari tipi di materiali, far
conoscere al progettista, nei casi più significativi, i valori degli
sforzi che in pratica possono causare la rottura del componente. Per
la maggior parte dei prodotti, i valori di resistenza meccanica
indicati a catalogo sono quindi carichi di rottura. Per alcuni
prodotti per i quali la deformazione sotto carico risulta non
trascurabile, e può quindi comprometterne la funzionalità, sono
forniti due valori di carico: "carico
massimo di esercizio" al di sotto del quale la deformazione
NON compromette la funzionalità del componente "carico di rottura" secondo i concetti
sopra sviluppati. In questi casi, il "carico massimo di
esercizio" sarà utilizzato come dato di progettazione, per garantire
la corretta funzionalità. Il "carico a rottura" sarà invece
utilizzato per eventuali verifiche di sicurezza con l'applicazione
di adeguati coefficienti. Si sono prese in esame le
sollecitazioni funzionali (es. la trasmissione di una coppia nel
caso di un volantino, la resistenza a trazione nel caso di una
maniglia) e le sollecitazioni accidentali (es. urto casuale), in
modo da fornire al progettista un riferimento per stabilire
opportuni coefficienti di sicurezza a seconda del tipo e
dell'importanza dell'applicazione. Tutti i valori di resistenza
forniti sono il risultato di prove eseguite nei Laboratori ELESA a
temperatura ed umidità controllate (23°C - 50% Umidità Relativa), in
determinate condizioni d'uso e con l'applicazione di un carico
statico per un periodo di tempo necessariamente limitato. Il progettista dovrà sempre pertanto considerare un
adeguato coefficiente di sicurezza in funzione dell'applicazione e
delle condizioni d'uso specifiche (vibrazioni, carichi dinamici,
temperature di utilizzo agli estremi del campo di temperatura
ammissibile). In ogni caso, è responsabilità del progettista
verificare l'adeguatezza del prodotto per l'uso finale a cui è
destinato nelle reali condizioni d'impiego. Per alcuni
materiali termoplastici, le cui caratteristiche meccaniche variano
sensibilmente in funzione della percentuale di assorbimento di
umidità (vedi capitolo 1.5), le prove di resistenza sul componente
vengono effettuate secondo ASTM D570, in modo che l'assorbimento di
umidità corrisponda all'equilibrio con un ambiente a 23°C e 50% U.R.
Resistenza a compressione per elementi di
livellamento (sollecitazione funzionale): l'elemento di livellamento viene assemblato al relativo
stelo metallico filettato e posizionato su apposita attrezzatura di
prova. L'elemento viene quindi caricato a compressione con carichi
ripetuti e incrementali fino alla rottura o al raggiungimento di
deformazione plastica permanente dell'elemento in
plastica.
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Resistenza alla
trasmissione di una coppia (sollecitazione funzionale):
viene
utilizzato un dispositivo dinamometrico elettronico, che
applica coppie crescenti secondo lo schema riportato in
Fig.1 In essa il sistema dinanometrico è
rappresentato nella forma tradizionale per una migliore
comprensione.
I valori medi delle coppie C ottenuti nelle
prove a rottura sono indicati nelle tabelle relative ai vari
componenti ed espressi in [Nm].
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Resistenza
all’urto (sollecitazione
accidentale):
viene utilizzata una speciale attrezzatura
secondo lo schema riportato in Fig. 2
I valori
medi ottenuti nella prova a rottura, indicati nelle tabelle
relative ai vari modelli ed espressi in [J], corrispondono al
lavoro di rottura L dell’elemento sottoposto a colpi ripetuti,
con altezze di caduta del peso percussore incrementati in
successione di 0.1 m. Percussore: cilindro metallico con
estremità ogivale arrotondata del peso di 0.680 Kg (6.7
N). |
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Resistenza a trazione delle
maniglie ad U (sollecitazione
funzionale): la prova prevede il montaggio della maniglia
da testare su dinamometro elettronico, con due modalità di
carico: perpendicolarmente alle viti di fissaggio
(F1). La sollecitazione sulla maniglia è, in questo caso,
una combinazione di trazione e flessione parallelamente
alle viti di fissaggio (F2). L'applicazione del carico da
parte del dinamometro elettronico avviene gradualmente in modo
da realizzare la deformazione del pezzo nei limiti di 20
mm/min.
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CARATTERISTICHE DEGLI INSERTI metaLLICI SOVRASTAMPATI |
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Al fine
di ottenere il miglior ancoraggio degli inserti metallici nel
materiale plastico e la ottimale funzionalità meccanica
dell'elemento, si è adottata ormalmente la soluzione della
zigrinatura spinata, di forma, passo e profondità adeguati agli
sforzi da trasmettere. Con tale tipo di zigrinatura viene assicurato
sia l'ancoraggio assiale (sfilamento alla trazione assiale), sia
l'ancoraggio radiale (rotazione durante la trasmissione di una
coppia) (Fig. 3).
Nel
caso di prigionieri anziché incorporare una comune vite in
commercio, viene normalmente utilizzato un inserto filettato
appositamente conformato che, sporgendo di alcuni decimi di mm dal
corpo in materiale plastico, consente di realizzare una battuta
metallica sul piano di avvitamento, scaricando quindi il materiale
plastico da qualsiasi sollecitazione. |
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Tipi di montaggio degli elementi con inserti filettati |
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Tipi di
montaggio che realizzano corrette condizioni di serraggio: la
base in plastica del volantino non dovrebbe mai appoggiare sul piano
di serraggio; così facendo il prigioniero o la boccola filettata non
sono mai sollecitati in modo anomalo allo sfilamento assiale
(effetto "cavatappi"). L'ancoraggio è sollecitato correttamente solo
dalla coppia applicata al volantino per il serraggio. |
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| 1. Foro filettato, senza smusso d'imbocco o
svasatura. |
2. Foro filettato con smusso d’imbocco o
svasatura di diametro più piccolo del diametro della battuta
del prigioniero, in modo da garantire l'appoggio dell’inserto
metallico sul piano di serraggio. |
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| 3. Foro cilindrico liscio di diametro più
piccolo del diametro della battuta del prigioniero, in modo da
garantire l'appoggio dell'inserto metallico sul piano di
serraggio. |
4. Foro cilindrico liscio di diametro più
grande del diametro della battuta del prigioniero ma con
l’interposizione di una rondella in acciaio avente il foro con
il diametro più piccolo del diametro della battuta del
prigioniero, in modo da garantire l'appoggio dell'inserto
metallico sul piano di serraggio, tramite la
rondella. |
Tipi di montaggio non
corretti:
Quando la base in
plastica del volantino appoggia direttamente sul piano di serraggio
il prigioniero o la boccola filettata sono sollecitati in modo
anomalo anche da una forza assiale (effetto “cavatappi”) che
potrebbe compromettere l'ancoraggio. Naturalmente, i valori di
questa forza sono sempre superiori, con ampio coefficiente di
sicurezza, a quelli che possono essere effettuati con normali
operazioni manuali, ma il progettista che vuole tener conto anche
della possibilità di un uso improprio, dovrà evitare le situazioni
illustrate ai casi 5-6-7. |
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| 5. Foro filettato con smusso d’imbocco o
svasatura di diametro più grande del diametro della battuta
del prigioniero. |
6. Foro cilindrico passante di diametro più
grande del diametro della battuta del prigioniero. |
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| 7. Foro filettato senza smusso d’imbocco o
svasatura, con l’interposizione di una rondella in acciaio
avente il diametro del foro più grande del diametro della
battuta del prigioniero. |
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Fori passanti |
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Per i volantini nei quali devono essere
praticati fori passanti (tipo FP) l'inserto è predisposto in modo
che la lavorazione del foro o la brocciatura di una sede di
chiavetta interessi unicamente la parte metallica, senza comportare
per l'utilizzatore alcuna lavorazione sul materiale
plastico.
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Estremità terminale dei prigionieri filettati |
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Tutti i prigionieri filettati degli
elementi ELESA vengono forniti con l'estremità terminale smussata
secondo UNI 947 : ISO 4753 (Fig. 4). |
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A richiesta e per quantitativi
sufficienti possono essere forniti anche prigionieri con estremità
terminale diversa, secondo i tipi rappresentati (Fig. 5), come da
tabella UNI 947 : ISO 4753 relativa agli "Elementi di fissaggio:
estremità degli elementi con filettatura esterna metrica
ISO". |
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d |
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*IT = tolleranze
internazionali |
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TOLLERANZE DI LAVORAZIONE |
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IL SISTEMA DI TOLLERANZE DI RIFERIMENTO É IL
SISTEMA ISO - FORO BASE |
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TOLLERANZE DI FORI E FILETTATURE NEGLI
INSERTI metaLLICI |
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Fori lisci nelle
boccole e nei mozzi di manopole e volantini. Per i modelli
di più vasto impiego sono disponibili diversi fori normalizzati in
modo da offrire un'ampia scelta all'utilizzatore, evitandogli,
quando è possibile, costose ripassature del foro al montaggio.
Normalmente la tolleranza di questi fori è di grado H7, solo in
alcuni casi è di grado H9. Il grado di tolleranza è comunque sempre
indicato nelle tabelle di ciascun articolo, alla colonna della
dimensione del foro. Nei casi invece in cui risulta più difficile
proporre una normalizzazione dei fori che possa soddisfare le più
svariate esigenze di montaggio, è previsto o un preforo con semplice
tolleranza di sgrossatura (foro di diametro piccolo rispetto al
diametro dell'albero su cui presumibilmente avverrà il montaggio), o
un mozzo senza foro (pieno).
Fori
filettati nelle boccole e filettature dei
prigionieri. Lavorazione secondo le tolleranze per
filettature metriche ISO (UNI 5545-65) per lunghezza di avvitamento
normale. - fori filettati delle boccole metalliche incorporate =
tolleranza 6H. - prigionieri metallici o estremità di perni per
impugnature girevoli = tolleranza 6g.
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TOLLERANZE DI
FORI E FILETTATURE OTTENUTE DA STAMPO NEL MATERIALE
PLASTICO |
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Fori lisci (caso
delle impugnature a foro passante destinate ad essere montate folli
su perni). Nonostante le notevoli difficoltà che si
incontrano nel mantenere delle tolleranze in una lavorazione nella
quale numerosi fattori influiscono sul risultato finale, la quota
del diametro del foro assiale è di norma rispettata con tolleranza
C11. È possibile perciò montare le impugnature anche su perni
ricavati da trafilati normali. Nel caso in cui il perno venga invece
eseguito di tornitura da barra di maggior diametro si raccomanda una
lavorazione con tolleranza h11, con la quale si realizza un adatto
accoppiamento libero, col vantaggio di una lavorazione veloce,
semplice e non costosa.
Filettature
interne (caso delle impugnature senza boccola metallica da avvitare
e bloccare su perni filettati). Sono normalmente tenuti
minorati per permetterne un montaggio leggermente forzato a
temperatura ambiente.
Filettature esterne
(caso di tappi sfiato o indicatori di livello con attacco
filettato). Le tolleranze, in questo caso, per motivi
legati alla tecnologia del processo e alla tipologia del materiale
plastico che può assorbire piccole percentuali di umidità
dall'ambiente esterno, devono essere interpretate tenendo conto di
questo fatto, che comunque non pregiudica mai, nella pratica,
l'avvitamento al montaggio del componente.
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PARTICOLARITÁ
COSTRUTTIVE |
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Impugnature a
sfera
Su tutte le impugnature a
sfera o di altro tipo, è stata esclusa, per principio, la
fascia zigrinata come indicata a titolo esemplificativo nella Fig. 7.
Questa soluzione consente di mascherare
la bava formata dalla linea di giunzione dello stampo,
eliminando il costo delle lavorazioni di sbavatura e finitura.
Dal punto di vista funzionale ed ergonomico, questa soluzione
non è però razionale in quanto è causa di sensibile
irritazione, con l’uso prolungato, al palmo della mano
dell’operatore. Inoltre, anche prescindendo da questa
considerazione ergonomica pure importante, questa zigrinatura
costituisce un evidente ricettacolo di polvere e di sporcizia
la cui rimozione è praticamente impossibile, di modo che
l’impugnatura così costruita è sempre “sporca” e poco
invitante.
Anche la soluzione di facilitare le lavorazioni
di sbavatura creando un bordino in rilievo in corrispondenza
della linea di giunzione dello stampo (Fig. 8) presenta,
seppure in misura inferiore, gli inconvenienti di cui
sopra.
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Si sono quindi adottate
esclusivamente le due seguenti soluzioni: - finitura
completamente liscia: (Fig. 9) che,
pur comportando un maggior costo per le lavorazioni richieste
di sbavatura (per asportare la linea di giunzione dello
stampo), successiva lisciatura (per raccordare le superfici) e
lucidatura (per ripristinare la brillantezza), rende però
l'impugnatura confortevole alla presa e sempre
"pulita"; |

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- finitura con canalino
equatoriale: (Fig. 10) che
rappresenta una soluzione più economica, in quanto riduce
l’operazione di sbavatura ad una semplice asportazione della
linea di giunzione dello stampo mediante la tornitura di un
piccolo canalino equatoriale, senza richiedere di raccordare
poi le superfici mediante smerigliatura e, quindi, evitando
anche l’operazione di lucidatura.
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Impugnature di tipo allungato Per
le impugnature di tipo allungato sia per montaggio fisso
(all'estremità di leve) sia per montaggio girevole su perni,
si sono adottate esclusivamente forme lisce esenti da
scanalature e zigrinature (Fig. 11),
a tutto vantaggio della funzionalità operativa
dell'impugnatura, che deve servire unicamente alla presa per
manovre di traslazione di un organo meccanico. Anche nel caso
di impugnatura girevole su perno, zigrinature, scanalature e
rigature si traducono unicamente in fonte di molestia a
contatto della mano dell'operatore che la deve impugnare e in
ricettacolo di polvere e
sporcizia.
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Impugnature fisse: tipi di
montaggio |
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Per il montaggio all'albero delle
impugnature fisse sono previsti diversi tipi di accoppiamento: Impugnatura con boccola in ottone per un montaggio avvitato su
albero filettato. Impugnatura con madrevite stampata nel
materiale plastico per un montaggio avvitato su albero
filettato. Impugnatura con boccola autobloccante incorporata in
tecnopolimero speciale (design originale ELESA) per un montaggio a
pressione su albero liscio (non filettato) ricavato da tondo
trafilato normale (tolleranza ISO h9). Questa soluzione evita lo
svitamento spontaneo nel tempo, sia per le eventuali vibrazioni cui
è soggetta la leva, sia per le componenti rotatorie inavvertitamente
impresse dalla mano dell'operatore nella manovra della leva
stessa. Per le esecuzioni con fori filettati ottenuti da stampo
nel materiale plastico è stato adottato l'accorgimento di tenere il
filetto minorato nei suoi elementi rispetto a quello previsto dalle
norme. Ciò permette, nell'avvitamento a temperature ambiente, di
produrre un leggero adattamento dei filetti della madrevite sulla
vite creando un accoppiamento con reazione elastica avente un
efficace effetto bloccante. Risultati ancora migliori si
ottengono effettuando il montaggio a caldo: l'impugnatura viene
riscaldata a 80÷90°C prima di essere avvitata sul perno filettato.
Questo sistema di montaggio permette anzitutto di facilitare
l'avvitamento, in quanto la filettatura della madrevite si presenta
dilatata all'avvitamento stesso, e successivamente di ottenere dal
ritiro di raffreddamento un effetto bloccante, quanto mai efficiente
per la presenza delle piccole asperità superficiali della
filettatura dell'albero. |
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La soluzione con
boccola autobloccante in tecnopolimero speciale (Fig. 12) è comunque la più efficace agli
effetti dello svitamento spontaneo, in quanto l'accoppiamento,
realizzato elasticamente, non risente di eventuali vibrazioni
o componenti rotatorie impresse dalla mano
dell'operatore. |
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Il bloccaggio
è inoltre tale da assicurare che l'impugnatura non si sfili,
anche se soggetta ad una normale azione di trazione assiale. A
questo proposito si riportano i risultati delle ricerche e
delle prove effettuate nei laboratori ELESA, che confermano la
validità tecnica dell'accoppiamento con boccole autobloccanti
in tecnopolimero speciale (Fig. 13 e
14). Nel diagramma di Fig.
13 sono rappresentate le variazioni dello sforzo di
sfilamento assiale espressi in [N] in funzione delle
variazioni del diametro dell'alberino (mm), asciutto e
grassato con trielina. Le due curve rappresentano
rispettivamente i valori minimi e assimi in centinaia di prove
effettuate su un tipo di impugnatura autobloccante con foro Ø
12 mm. Nell'area A sono contenuti i valori che si riferiscono
ad alberini di diametro commerciale 12 mm (toll. h9). Nel
diagramma di Fig. 14 sono
rappresentate le variazioni dello sforzo di sfilamento assiale
(valori medi) in funzione dello stato della superficie
dell'alberino. Come è ovvio, la presenza di olio lubrificante
o emulsionante sulla superficie dell'alberino abbassa il
valore dello sforzo di sfilamento dell'impugnatura. Si può
però facilmente notare come, anche in questa sfavorevole
condizione, lo sforzo assiale che si dovrebbe esercitare per
provocare lo sfilamento dell'impugnatura è sempre tale da
garantire che questo, in pratica, non possa avvenire.
L'impiego di questo tipo di impugnatura consente un notevole
risparmio, in quanto non richiede alcuna lavorazione di
filettatura dell'estremità dell'albero. La boccola
autobloccante in tecnopolimero speciale permette inoltre di
realizzare l'accoppiamento elastico, mentre l'impugnatura
stessa conserva tutte le caratteristiche di durezza
superficiale e resistenza all'usura tipiche del materiale
termoindurente. Istruzioni per montaggio: imboccare
accuratamente l'impugnatura all'estremità leggermente smussata
dell'alberino e farla avanzare quanto è possibile a mano
oppure con una pressetta. In alternativa, battere
sull'impugnatura leggeri colpi secchi fino al rifiuto con una
mazzuola in plastica o in legno. In questo caso vi consigliamo
di interporre un canovaccio o altro materiale morbido in modo
da evitare danneggiamenti al materiale. |
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ACCORGIMENTI PER IL MONTAGGIO
DEGLI ELEMENTI IN MATERIALE PLASTICO |
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Il materiale plastico è cattivo
conduttore del calore ed ha un coefficiente di dilatazione termica
diverso da quello del metallo degli inserti, occorre quindi evitare
che durante eventuali lavorazioni di ripassatura del foro i mozzi e
le boccole si riscaldino eccessivamente: infatti il calore prodotto
si disperde difficilmente e le parti metalliche, dilatandosi,
possono creare sollecitazioni interne alla massa del materiale
plastico, dannose alla resistenza del complesso
(Duroplasti). Inoltre, nel caso dei materiali termoplastici
(Tecnopolimeri), potrebbero essere raggiunte temperature prossime a
quella di rammollimento, col pericolo di compromettere l'ancoraggio
dell'inserto metallico. È pertanto necessario adottare sempre
velocità di taglio ed avanzamento tali da non produrre sensibili
riscaldamenti locali e praticare un energico raffreddamento quando
si tratti di fori di diametro e profondità notevoli rispetto alle
dimensioni della boccola. Per conservare la massima brillantezza
delle superfici si raccomanda, a lavorazione ultimata, di evitare
che il materiale plastico rimanga bagnato a lungo, asciugando le
superfici dai residui di acqua emulsionata; meglio, se possibile,
operare solo con olio. |
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Tipi di lavorazione |
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Le lavorazioni comunemente richieste per
il montaggio di volantini o manopole sono: Ripassatura del foro
assiale nelle boccole (foro cieco). Ripassando il foro di una
boccola metallica incorporata occorre sempre evitare l'esecuzione
come a Fig. 15, perché sia nella foratura,
sia nell'inserimento dell'alberino, può accadere di sollecitare una
zona del rivestimento di materiale plastico, con possibilità di
incrinatura o distacco della parte indicata con tratteggio
incrociato. L'esecuzione come a Fig. 16
è la più razionale. |
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Si noti che negli
elementi ELESA la ripassatura del foro assiale può essere
fatta nelle giuste condizioni sopra riportate, in quanto la
lunghezza delle boccole incorporate è sempre indicata nella
tabella di ciascun articolo. Basta perciò riferirsi, per la
profondità del foro, al piano di base. Ripassatura del
foro assiale nelle boccole (caso di foro passante). Se la
foratura viene ad interessare oltre la boccola metallica anche
uno strato del materiale di rivestimento, è bene centrare
accuratamente il volantino ed iniziare la foratura della parte
del materiale plastico: in caso contrario si potrebbero avere
scheggiature all'uscita dell'utensile. Filettatura
trasversale nella boccola per vite di pressione. Da eseguire
secondo i suggerimenti di cui sopra. Evitare di filettare in
parte nel metallo ed in parte nel materiale plastico: è
preferibile scaricare il foro nella parte in plastica e
filettare soltanto la parte metallica. Lavorazioni di
foratura o di filettatura da eseguire interamente nello
spessore del materiale plastico sono eccezionali. Tenere
presente che la difficoltà con la quale si disperde il calore
prodotto localmente, anche per l'azione abrasiva del materiale
plastico sull'utensile, peggiora notevolmente le condizioni di
lavoro di quest'ultimo, producendo una rapida usura dei
taglienti (utilizzare utensili in metallo
duro). |
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ESECUZIONI SPECIALI |
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La gamma degli elementi ELESA è estremamente
ampia e tale da poter offrire al progettista valide alternative in
quanto a design, caratteristiche e prestazioni dei materiali,
dimensioni..., per soddisfare le più disparate esigenze di
applicazione. Può comunque verificarsi, da parte del cliente, la
necessità di richiedere modifiche all'elemento standard o esecuzioni
in colori diversi per adattarlo a particolari applicazioni. In
questi casi i tecnici ELESA sono a completa disposizione per
soddisfare ampiamente queste richieste di esecuzioni speciali che,
in quanto tali e per le modifiche che potrebbero comportare agli
stampi, dovranno prevedere un adeguato quantitativo di
pezzi.
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I COLORI NEGLI STANDARDS
ELESA IN MATERIALE PLASTICO |
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In aggiunta al nero, che costituisce il
colore maggiormente utilizzato per i componenti in materiale
plastico, sono disponibili in questo catalogo numerosi elementi
standard realizzati nei seguenti colori: |
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Il codice RAL viene indicato a titolo
orientativo, in quanto la gradazione del colore del pezzo stampato
potrà differire leggermente, dipendendo da fattori diversi quali la
colorazione del polimero con pigmenti su base poliammidica o
polipropilenica, la superficie mat o lucida, gli spessori e la forma
del prodotto. Attenzione: la tabella RAL si riferisce al colore
di vernici e sono quindi colori con superficie
lucida.
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VALORI DELLE PROVE |
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Tutte le
informazioni relative ai valori delle prove sono basate sulla nostra
esperienza e su prove di laboratorio effettuate in specifiche
condizioni standard ed in un intervallo di tempo necessariamente
limitato. Gli eventuali valori indicati devono quindi essere
presi solo come riferimento per il progettista che applicherà ad
essi adeguati coefficienti di sicurezza a seconda dell'impiego del
prodotto. É comunque responsabilità del progettista e
dell'acquisitore verificare l'adeguatezza dei nostri prodotti per
l'uso finale a cui sono destinati nelle reali condizioni di
impiego.
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TABELLE TECNICHE |
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TABELLA DI CONVERSIONE |
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CAVE PER LINGUETTE |
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FORI TRASVERSALI EN 110 |
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Il montaggio di un elemento di manovra su un
asse si esegue generalmente utilizzando una spina trasversale oppure
un grano di fissaggio. Per il tipo, la posizione e le dimensioni di
tali fori ELESA fa riferimento ai disegni ed alla tabella sopra
riportati. |
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FILETTATURE |
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MVK |
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Fissaggio delle filettature (mediante
autoincollaggio). Collante con indurente microincapsulato
(rosso).
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I valori delle coppie rispettano le norme DIN 237
parte 27 e sono basati su test di serraggio senza precarico, con un
dado 6H e a temperatura ambiente. Con filettatura l0 < l2, la
lunghezza l2 si riduce in misura tale da lasciare scoperti uno o due
degli ultimi filetti (l1).
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Il collante è costituito da un materiale
plastico liquido e da un indurente contenuti in microcapsule di
polimero ricoperte da una pellicola di colore rosso visibile su una
porzione della filettatura. Durante l'avvitamento le capsule si
aprono sotto la pressione dovuta alla frizione tra i due
filetti. Il materiale plastico liquido e l'indurente reagiscono
chimicamente bloccando la filettatura. Le operazioni di
regolazione e posizionamento devono essere completate entro un
periodo di circa 5 minuti, poichè l'assestamento del collante
inizierà dopo 10-15 minuti circa. Un primo indurimento sufficiente
per il fissaggio si raggiunge dopo circa 30 minuti mentre
l'indurimento completo si avrà dopo un periodo di 24 ore. Lo
sbloccaggio dell'elemento filettato così incollato può essere
ottenuto applicando una coppia massima di svitamento come indicata
in tabella per ogni filettatura oppure riscaldando l'elemento a una
temperatura superiore a 180°C. Non è consigliato il riutilizzo
dopo sbloccaggio. Le filettature esenti da oli e grassi
garantiscono una maggiore azione di fissaggio del collante. Gli
elementi trattati con questo collante possono essere immagazzinati
per un periodo non superiore ai 4 anni, senza che ne vengano
modificate le caratteristiche. Le filettature con collante
microincapsulato MVK sono generalmente usate su macchinari soggetti
a vibrazioni, dove si vuole evitare lo svitamento. Temperatura
d'esercizio da -40°C a +170°C. Per ordinare un articolo con
collante microincapsulato, aggiungere la sigla MVK alla descrizione
del prodotto. Esempio: GN 615-M8-K-MVK
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PFB |
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Fissaggio delle filettature con azione di
bloccaggio. Rivestimento poliammidico (blu). |
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I valori delle coppie rispettano le norme DIN 237
parte 27 e sono basati su test di serraggio senza precarico, con un
dado 6H e a temperatura ambiente. Con filettatura l0 < l2, la
lunghezza l2 si riduce in misura tale da lasciare scoperti uno o due
degli ultimi filetti (l1).
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La copertura con rivestimento
poliammidico PFB è un processo dove un materiale plastico elastico
(poliammide) è applicato su una parte di filetto, creando un'azione
di bloccaggio durante il serraggio di una vite. Il gioco
esistente tra vite e madrevite è riempito dal rivestimento
poliammidico, garantendo così un elevato grado di contatto tra le
rimanenti superfici filettate non rivestite. Il rivestimento si
oppone allo sbloccaggio e allo svitamento accidentale. Si possono
sempre separare le parti bloccate esercitando una minima coppia di
sbloccaggio. Non è necessario attendere alcun tempo di
attivazione poichè l'azione bloccante tra i filetti è
istantanea. Lo stoccaggio di elementi filettati con rivestimento
poliammidico PFB ha praticamente vita illimitata. Temperatura
d'esercizio da -50°C a +90°C. Per ordinare un articolo con
rivestimento poliammidico, aggiungere la sigla PFB alla descrizione
del prodotto. Esempio: GN 615-M8-K-PFB
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CARATTERISTICHE DEI MATERIALI metaLLICI |
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ACCIAI INOX |
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Questi dati non costituiscono alcuna garanzia
e devono essere considerati solamente come linee guida. É
responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni
d'impiego. |
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ACCIAI AL CARBONIO, LEGHE DI ZINCO,
ALLUMINIO E OTTONE |
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CARATTERISTICHE DEI MATERIALI PLASTICI |
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DUROPLASTO |
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Resistenza agli agenti chimici alla
temperatura di 23°C |
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● = buona resistenza =
discreta resistenza (in funzione delle condizioni di
utilizzo) ▲ = cattiva resistenza (impiego
sconsigliato) Gli spazi vuoti in tabella indicano
valutazione non disponibile |
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Questi dati non costituiscono alcuna garanzia
e devono essere considerati solamente come linee guida. É
responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni
d'impiego.
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TECNOPOLIMERI E GOMME |
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Resistenza agli agenti chimici alla
temperatura di 23°C |
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Questi dati non costituiscono alcuna garanzia
e devono essere considerati solamente come linee guida. É
responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni
d'impiego.
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● = buona resistenza = discreta
resistenza (in funzione delle condizioni di utilizzo) ▲
= cattiva resistenza (impiego sconsigliato) Gli spazi
vuoti in tabella indicano valutazione non
disponibile
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Conc. = concentrazione Sol. =
soluzione Liq. = liquido Sat. = satura Rigonf. =
rigonfiamento | |
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Questi dati non costituiscono alcuna garanzia
e devono essere considerati solamente come linee guida. É
responsabilità dell'utilizzatore verificare le specifiche condizioni
d'impiego. |
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Testi Tecnici coperti da Copyright Elesa 2006.
Disegni non riproducibili se non citando la fonte.  |